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Come aprire un temporary store in 10 mosse: prima puntata

Aprire un temporary store: partiamo dal significato

Aprire un temporary store, con questa prima puntata vogliamo inaugurare un ciclo formativo di interventi sul tema temporary store.

Vogliamo dare un taglio molto “easy” all’intero ciclo per permettere a chiunque di comprendere al massimo i contenuti espressi.

Iniziamo dunque a parlare di temporary store, partendo dalla base, ovvero dalla loro definizione.

Il Temporary Store (detto anche temporary shop o pop-up store) significa “negozio temporaneo“.

Da qui capiamo subito due cose:

  1. Il temporary store è un negozio vero e proprio dove si può vendere, e come tale deve avere tutti i requisiti del negozio commerciale;
  2. Il temporary store è temporaneo, dove per temporaneo si intende una durata limitata di tempo comunicata già alla sua apertura;

Ora che ne è chiaro il significato, partiamo dalla prima domanda da porsi.

Aprire un temporary store: perché ?

Entriamo nel vivo della nostra guida formativa dove al punto 1 abbiamo il perché, ovvero il motivo per il quale un’azienda può decidere di aprire un temporary store.

Avete già capito quindi il primo step da valutare: il bisogno.

Il temporary store si inserisce tra le attività di marketing non convenzionale e come tale risponde a due macro cardini di bisogni di un’azienda:

Primo bisogno: marketing. Far conoscere, pubblicizzare, promuovere in maniera innovativa il proprio marchio, il proprio prodotto e la propria azienda.

Secondo bisogno: commerciale. Vendere, smaltire stock, massimizzare i ricavi.

Il vantaggio del temporary store, in quanto strumento di marketing non convenzionale, non è solo promozionale.

E’ vero, si investe in pubblicità per sperare di ottenere un ritorno in termini di contatti che in un secondo momento potranno comprare. Non solo, però.

Il temporary store è una comunicazione a risposta immediata. Il cliente entra in negozio, viene “colpito” dal messaggio pubblicitario del brand e compra direttamente sul posto.

Non è finita qui. Non solo il cliente compra ma può creare una “conversazione” diretta ed immediata con l’azienda. All’interno del temporary store trovo personale dell’azienda e posso fargli tutte le domande che voglio su prodotti/azienda/funzionalità.

L’azienda, cosa ancora più importante, può creare una “conversazionecon il cliente, chiedendo feedback istantanei che altrimenti sarebbe difficile ottenere.

Vogliamo ricordare il ruolo del “prosumer“, ovvero del consumatore professionista che prende parte alla creazione del prodotto.

Il mix tra le due attività, ovvero il peso dell’attività di marketing ed il peso dell’attività di vendita dipendono dall’azienda, dai suoi obiettivi strategici, dal ciclo di vita del prodotto e dell’azienda stessa.

Aprire un temporary store: esempio n.1

Esempio n.1: nuova azienda “rotella golosa”, si occupa di biscotti.

Quest’azienda si trova nella fasi di start-up e, in quanto tale, nessuno la conosce e deve iniziare ad “entrare nella testa della gente“.

L’azienda potrebbe utilizzare un mix di canali di comunicazione con costi diversi: pubblicità su internet (google, facebook, ecc.), pubblicità su radio/tv/carta stampata (pubblicità tabellare), promozione diretta con flyer e altro, ecc.

Per emergere quanto dovrebbe investire? Molto, ve lo garantiamo.

Poniamo l’ipotesi che ci riesca. Una volta emersa, però, che esperienza avrebbe il proprio consumatore target del prodotto “rotella golosa”? Nessuna. O meglio, sicuramente non di un prodotto particolare, che si tende a ricordarsi.

Il temporary store fatto ad arte (alla fine delle 10 puntate capirete cosa si intende per temporary store fatto ad arte) riesce a raggiungere tutti questi obiettivi primari con un investimento più contenuto.

Obiettivi che possono poi beneficiare dei media convenzionali come cassa di risonanza, ovvero non solo per dire che “rotella golosa” esiste ma per raccontare di un evento, di un’esperienza in un luogo magico e incantato, il temporary store appunto…

Aprire un temporary store: esempio n.2

Esempio n.2: azienda di grandi dimensioni molto conosciuta che vende nella GdO “pasta golosa”.

Quest’azienda è già presente a scaffale nella GdO e nella GdS.

Usa costantemente e sapientemente tutti i mezzi di comunicazione convenzionali e non (stampa/radio/tv ma anche internet e social network).

A questo punto direte, cosa gli manca ? Ha praticamente tutto, tutti conoscono la marca ed i prodotti perché dovrebbe fare un temporary store ?

L’azienda “pasta golosa” ha diversi buoni motivi per inserire nella propria strategia di marketing non convenzionale un temporary store:

  • creare un temporary store per incontrare i consumatori e parlare dei valori dell’azienda e delle caratteristiche dei prodotti;
  • far vivere un’esperienza di prodotto al cliente, “raccontandogli” una storia che si conclude con una prova del prodotto e magari con un feedback del cliente (vedasi “prosumer”);
  • utilizzare il temporary store come incubatore per il test di lancio di nuovi prodotti in questo modo si ha una risposta diretta ed immediata prima di lanciare un prodotto su larga scala;
  • creare un temporary store in sinergia con aziende/prodotti integrabili (nel caso di specie “pasta golosa” potrebbe organizzare un temporary insieme a un’azienda produttrice di accessori per la cucina);
  • l’azienda “pasta golosa” potrebbe trovarsi (ci si augura sempre che non succeda) in una situazione di crisis management e la realizzazione di un temporary store per parlare stakeholder potrebbe ricostruire un’immagine del brand e dell’azienda.
Sei alla ricerca di un temporary store, cerca qui oppure contattaci ai riferimenti sotto. 
Tel: 051.0403774
 
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About Luigi Sghinolfi

Imprenditore 2.0, esperto di marketing e new media, con alle spalle una brillante carriera nel settore marketing di un importante azienda italiana. Matura esperienze imprenditoriali nel settore della pubblicità, della consulenza aziendale, della gestione del personale per arrivare, infine, al settore immobiliare. Crede fermamente nei vantaggi derivanti da una forma di comunicazione non convenzionale che utilizzi gli spazi fisici e la creazione di un contatto con il cliente. Esperto di trattative in ambito immobiliare è stato il protagonista delle più grandi operazioni temporary store degl'ultimi anni nel mercato milanese.

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